Educazione Siberiana: perchè tutte queste critiche?

 

Nicolai Lilin racconta i suoi anni di crescita. Qualcuno osa chiedergli: “Sei sicuro che ti ricordi proprio bene?”

Parliamo di “cattivi.”

Quante volte li guardiamo al cinema fare cose stratosferiche? E quante volte, nel momento in cui i protagonisti trionfano (in modi non sempre verosimili o intenzionali) ci guardiamo nell’oscurità della sala e sussurriamo “ma che stronzata.” Spesso capita, sulla via del ritorno a casa o davanti a una birra, di aprire lunghe discussioni su questi personaggi. Per gioco si potrebbe persino pensare a una top ten di cavalieri neri; per farci chissà cosa a parte da spalle in una rissa non è dato sapersi, ma il punto è che in questo team tutti vorrebbero un Urca siberiano. Di cosa stiamo parlando? Del membro di una delle comunità criminali più temute della Russia meridionale a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 del 1900. Da sempre nemici del potere, prima dagli Zar, poi dalle istituzioni del comunismo, gli Urca furono deportati e relegati in una stretta regione del sud dell’ex URSS: la Transnistria. Lì, questi furono costretti a vivere sotto la sferza del regime a stretto contatto con altre realtà criminali.

educazione-siberiana-nicolai1Gli ultimi anni di vita degli Urca in Transnistria vengono raccontati da Nicolai Lilin attraverso i suoi stessi occhi in Educazione Siberiana (Einaudi): un libro che da un anno a questa parte sta facendo molto parlare di sè. Facciamo un pò di conti. Il romanzo è tradotto in 14 lingue e distribuito in 20 paesi del mondo (non è stato tradotto in russo, su richiesta espressa dello stesso NL). Per chi non lo sapesse questo signore vive a Como, possiede uno studio di tatuaggi. La fama del suo scritto è valsa a procurargli i complimenti di Roberto Saviano ed altri nomi illustri, nonchè l’invito a partecipare a un considerevole numero di trasmissioni televisive (tra le quali, in Italia: il Chiambretti Night e il Maurizio Costanzo Show). Immancabile l’acquisto dei diritti d’autore per la trasposizione dell’opera sul grande schermo da parte del regista Gabriele Salvadores. La prima del film in Italia è prevista in data 8 febbraio 2013. Insomma, come la EL James nel nostro precedente appuntamento, questo Nicolai è un altro che ha sfondato di brutto. E dunque cos’avrebbe di speciale questa sua “educazione”, in virtù della quale sono stati  sacrificati milioni di pagine e mosse montagne di danaro? Kolima (questo l’appellativo dell’autore all’interno della comunità da cui proviene) è un Urca. Gli Urca non hanno codici, ma solo leggi non scritte: regole molto semplici, rigide, tramandate di generazione in generazione e per questo considerate sacre, la cui trasgressione comporta l’espulsione dalla comunità stessa. Onora gli anziani, onora i simboli sacri, non rubare se non ai ricchi o allo Stato, non uccidere se non per giusta causa; l’omosessualità non è tollerata; proteggi i deboli e in genere le persone affette da handicap anche a costo della vita.. un complesso di norme non molto consuetudinario, ma che disegna uno schema a ben vedere coerente. La vera sorpresa di questo libro è infatti la filosofia di NL, capace di spaventare ed esaltare chi legge; in grado di suscitare empatia e di indurre il lettore, in ultima istanza, a pensare che gli Urca siano “i buoni.” Un paradosso, questo, che è chiave di lettura della stessa ideologia del giovane Urca: l’essere ligio ai doveri della propria “famiglia”, determinato quando serve. In parole povere: essere “un criminale onesto.” Per comprendere quanto gli Urca fossero cazzuti basti pensare che, all’epoca, un poliziotto che restava per un anno in Transnistria veniva retribuito come se avesse prestato servizio per cinque anni: esattamente come in guerra, si. Un libro efficace, scritto da Lilin di suo pugno dopo i primi 5 anni trascorsi in Italia, che parla di un mondo tragico e comico al tempo stesso, un mondo lento, in grado tuttavia di forti e improvvise scosse. Una terra di nessuno dove la violenza e l’altruismo convivono come due amici a in una stanza e nel quale  ogni concetto di istituzione e di intelaiatura sociale proveniente dall’alto viene prima offesa e poi (e ditemi se è poco) relativizzata. Un libro che lascia trasparire in modo genuino come anche un mondo del genere possa possedere una sua dignità.

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Tutto qui? Se ci fermassimo dovremmo concludere che Nicolai Lilin ha dato alla luce un capolavoro di letteratura etnica-antropologica moderna. Tuttavia la storia insegna che perdere più tempo nello studiare qualcosa può portare a preziosi risultati. Partiamo dalla scrittura: efficace, semplice, ma non priva di punti oscuri. La lingua italiana è stata assimilata dall’autore, ma forse non a sufficienza per dare la dovuta chiarezza a certi dettagli. Qualcuno potrebbe dire che è un’opera gretta. Eppure c’è una vocina che non la smette di star zitta che suggerisce che “probabilmente” le rare ma evidenti incertezze stilistiche di NL siano presenti in questo testo volutamente e non da lui. Rimarrà un dubbio insoluto. In ogni caso chi critica questo libro per l’eccessiva semplicità va a collocarsi in una posizione scomoda, poichè criticare un’importante testimonianza umana e culturale come Educazione Siberiana sulla base di argomentazioni del tipo “non è un bravo scrittore” è eccessivo, controproducente e fuori luogo. Bisognerebbe ricordare a molti che non tutti i narratori hanno all’esordio la vena di Dan Brown. Simbologia: curioso è il modo con cui ricorrano elementi che l’autore descrive come tipici della tradizione Urca, ma che in realtà somigliano inequivocabilmente ad elementi della tradizione italiana: il cappello con 8 triangoli ricorda la coppola siciliana; i pirozki non sono biscotti farciti ma una sorta di calzoni ripieni (qui proprio non ce la faccio a mettere questo punto interrogativo). Eticamente dubbio è anche il messaggio che questo libro consegna al mondo: supponiamo pure che Kolima ci piaccia, che ci conquisti; eppure è sempre di una mafia in fin dei conti che stiamo parlando, no? Sorge spontaneo chiedersi dundue: è mai possibile che sia esistita una mafia così categorica, idealista e protettiva verso tutte le donne e i bambini? Sarebbe una bella favola, ma di certo non parliamo di una favola in questa sede. Peraltro risulta difficile credere che Kolima e i suoi “criminali onesti” rubano, uccidono e aggrediscono solo per legittima difesa o per difendere ideali altissimi mentre tutto ciò che è al di fuori della famiglia Urca è un’umanità allo stato bestiale, composta da assassini senza morale, stupratori di ragazzine, drogati e pederasti.

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Siamo onesti: probabilmente il racconto di Nicolai Lilin presenta molti contenuti romanzati, ma resta un’opera ugualmente originale ascesa a grandi livelli, ove in genere siamo abituati a vedere ogni genere di porcheria. Se avete lo stomaco sensibile leggete Fabio Volo; se al termine spazzino preferite quello di “pulitore ecologico” allora leggete Ulisse di Joyce; se volete la violenza vera abbandonate i vostri CSI e Gossip Girl e iniziate a guardare OZ dalla puntata numero 1. E amen. Ma se cercate una storia inconsueta, violenta, se vi piace lo stile borderline e non avete pregiudizi né aspettative eccessive (non esiste il libro perfetto, esistono solo libri che piacciono e non) questo è indubbiamente un buon libro da scegliere tra tanti.

 

Autore

Pubblicista, romanziere, grafico e redattore. Ardito seppur sporadico videogiocatore. Divoratore di libri, DVD e fumetti e veneratore di iPhone

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